MilleAnime

Alla fermata del pullman che mi porta a casa tutte le sere non c’era mai nessuno, quella sera invece vidi arrivare un ragazzo, i sui capelli chiari brillavano sotto le luci dei lampioni, si avvicinava lentamente, le macchine passavano di rado ma i loro fari lo illuminavano come una visione. Non riuscivo a staccare gli occhi da lui, ero come attratto dalla sua figura, era come se lo stessi aspettando da sempre, come se lo conoscessi da sempre. Si fermò a pochi passi da me e mi guardò, poi si sedette alla panchina della pensilina e guardò le sue mani, raramente alzava lo sguardo per vedere se il pullman arrivava, io…non riuscivo a guardare nulla se non lui.
L’ultima corsa arrivò in perfetto orario ed entrambi salimmo sul pullman semi vuoto, come sempre mi sedetti al fondo lui, invece, prese posto dietro il guidatore e guardò fuori dal finestrino. Le case sfrecciavano veloci intorno a noi, le luci rosse delle macchine disegnavano lunghe linee curve, almeno credo…quella sera non riuscivo a guardare quello che mi circondava…

Lui era il centro del mondo.

Quando scese dal pullman mi guardò per un istante, sentii il mio corpo andare in fiamme, le mie mani tremavano, la mia testa era vuota…

Buio totale.

Ero nel mio letto, vestito con la giacca come coperta, non mi ricordo come sono arrivato a casa, cosa pensavo o chi ho incontrato, so solo che lui è il centro di tutto, una sua parola diventerebbe legge se solo la sentissi.
Ultima corsa del pullman, lui appare in lontananza, i suoi capelli brillano sotto le luci dei lampioni e i fari delle poche macchine che passano lo illuminano, non riesco a staccare gli occhi da lui, si siede e alza lo sguardo per guardare l’orizzonte, saliamo sul pullman, lui si siede dietro al guidatore, io al fondo, scende e mi guarda per un istante…poi nulla, mi ritrovo al lavoro, senza che mi ricordi come ci sono arrivato, non ricordo niente, solo i suoi occhi, i suoi capelli, il suo fisico esile, la sua bocca…

Vorrei sentire la sua voce.

I mesi sono passati lentamente, tutte le sere lo vedevo e non facevo che pensare a lui tutto il giorno, non vedevo l’ora che arrivasse la sera, l’ultima corsa, il momento in cui l’avrei rivisto, l’istante in cui lui mi avrebbe guardato…

“sukida”

Sentii la mia voce, ero stato davvero io a pronunciare quella parola? Quando l’avevo detto? Le mie labbra si erano davvero mosse? Incrocio il suo sguardo, mi chiede cosa avessi detto. “Cazzo! La sua voce è bellissima!!” pensai, sorrisi, non avevo più fiato, sentivo ronzare i pensieri, le idee si accavallavano nella testa, si alzò in piedi, si avvicinò al limite del marciapiede e fermò il pullman, mi guardo…

Un bacio sulle labbra, caldo, tenero e impulsivo
“buonanotte”

Non era il mio pullman, dove andava?ha traslocato? Mille domande si posarono sulle labbra e appesantirono il mio corpo, l’ultima corsa che tanto aspettavo durante il giorno oltrepassò la fermata sfrecciando, non avevo più un motivo per prendere quel pullman, tornai a casa a piedi, mi ricordo tutto di quella sera, il centro dell’universo si era inesorabilmente allontanato da me, mi sentivo perso nelle tenebre più nere, non sapevo più intorno a cosa girare…

Girare intorno ad un sogno?

Domande, domande e domande…ma nessuna risposta…


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Leòn, 15 marzo 1693

Dolce Setsuri,

come stai? In questi mesi abbiamo lasciato la nave al porto e ci siamo dedicati ad un viaggio sulla terra ferma. Gli inglesi ci seguono da 4 mesi, gli abbiamo sottratto un carico prezioso da una delle loro navi, ma non oseranno seguirci nelle viscere della Spagna. Siamo approdati al porto di Luacra un piccolo porto a nord ovest di Madrid, a cavallo abbiamo soggiornato per qualche giorno Salamanca dove abbiamo visto il mercato, non evevo mai visto tanti colori tutti in una volta. Abbiamo sostato anche a Mérida prima di arrivare a Benadalid, il paese non è cambiato da quando siamo andati la prima volta Antonio ed io, da quando abbiamo visto tua madre ballare nella piazza. I colori, gli odori sono gli stessi. Adesso siamo a Leòn, in una locanda scadente, fuori piove e tutta l’acqua che ho visto non ha un granello di sale.

Mi manca il mare, mi manca l’essere dondolato dalle onde, il rumore del vento quando gonfia le vele, quell’odore di salsedine che intacca tutto quello incontra, mi mancano i gridi dei gabbiani quando ci avviciniamo alla costa, perfino quelle lunghe giornate di bonaccia...ti ricordi quando abbiamo ballato? Attorno a noi era scomparso tutto, sentivo solo il tuo respiro, eri imprendibile, indomabile come il tuo spirito, cercavo invano di farti mio, come l’acqua scivolavi tra le mie braccia…

Una volta ti dissi che mi avevi rubato il cuore, ti chiesi di essere mio, per 4 sere ti ho guardato mentre ti lavavi per poi venire sotto il tuo balcone ad aspettare che tu uscissi, per 4 giorni ti ho cercato alla locanda tra le donne che servivano ai tavoli senza trovarti, ho penato per 4 giorni fino a scoprire chi eri. Sulla mia nave ti sei ubriacato di Rum e mi hai fatto ubriacare dei tuo baci, sulla tua pelle sentivo il sapore del sole, tra i tuoi gemiti ho sentito il canto delle sirene che mi hanno fatto affondare nelle profondità nere dei tuoi occhi, toccare i tuoi capelli più morbidi della seta indiana brillavano dei rilessi delle candele, il cielo stellato non era nulla in confronto alle mille luci nei tuoi neri capelli.

Mi manchi dolce Setsuri, se chiudo gli occhi sento la tua voce, rivedo i tuoi movimenti e ancora la mia testa viene invasa dalla tua sublime voce, di dico di calmarti, che non ti corre dietro nessuno e tu, inarchi le sopracciglia mi guardi per un istante, riprendi a parlare lentamente, la tua voce è quasi un sussurro ma si alza “T-Teban”…chiama ancora il mio nome

Mi manchi.

Sinceramente tuo,

Esteban

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Ha gli occhi aperti, pieni di terrore e fissa, fissa un punto imprecisato davanti a lui…sembra quasi di scorgere nella sua pupilla le sue urla, le sue suppliche...i suoi pensieri…mi avvicino lo guardo meglio, avrà circa 30 anni, la sua pelle è abbronzata artificialmente come lo sono i suoi capelli bruciati dalle tinte…gli chiudo gli occhi, gli tolgo gli orecchini, le collane, l’orologio il braccialetto d’oro e gli anelli, tutta paccottiglia tranne il braccialetto, incomincio a togliergli la giacca e frugo nelle tasche…un accendino, un pacchetto di sigarette e un biglietto da visita di un club di hostess…squallido…finisco di togliergli i vestiti, tutte imitazioni di armani…eppure di soldi ne ha, forse voleva nascondersi, poveretto non sapeva contro chi si era messo…mi volto verso i miei attrezzi, non devo fare un lavoro di precisione oggi,afferro un coltello, gli taglio la gola e guardo il suo sangue colare sul pavimento inclinato…rapidamente raggiunge il canale di scolo…prendo la mannaia, guardo la lama…decisamente da affilare. Mi avvicino al corpo sul tavolo alzo il braccio con in mano la mannaia…la lama fa scivolare il suo riflesso sulle pareti fino a penetrare nelle carni e produrre un cupo rumore quando tocca la superficie del tavolo…continuo l’operazione più volte la mente è vuota…solo quando sento le carni lacerarsi sotto i miei colpi davanti ai miei occhi appare il suo viso…un rumore assordante interrompe il mio lavoro…

 

“Ma a cosa pensi quando li fai a pezzi?”

Mi volto, un uomo che conosco molto bene mi guarda con la mano appoggiata all’interruttore della macchina per macinare la carne…

“alla persona che amo”

“pensi a chi ami?”

“si, mi chiedo che cosa stia facendo.”

“ma come fai? In un momento del genere non dovresti pensare a chi odi?”

“perché?”

“bhè…ti immagini che sul tavolo ci sia lui e ti sfoghi!”

“io non odio nessuno”

“sei proprio strano Kazuya!!”


Iniziamo a mettere pezzo dopo pezzo nella macinatrice con del pane…quell’immonda poltiglia ha un colore e un odore disgustoso…quel rumore di ossa che si frantumano…Tomoya…chissà cosa sta facendo…sarà seduto alla scrivania? Domani abbiamo un compito in classe…sarà al telefono? Chiede aiuto al capoclasse…sarà a letto? A girarsi e rigirarsi, lo mettono sotto pressione i compiti in classe…

starà        pensando      a      me     ?

i sacchi sono chiusi…devo lavarmi…entro nel bagno, mi tolgo i vestiti…sono pieni di schizzi di sangue…mi lavo e mi vesto, gli altri hanno già portato i sacchi in macchina, loro non stanno lontani quando uso i coltelli, non si sporcano mai…le luci delle macchine corrono con noi, quelle della città stanno ferme e le insegne lampeggiano di mille colori…imbocchiamo una via priva di luci, ci allontaniamo dalla città…ecco il porto, un pescatore ci fa cenno dalla banchina, scendiamo e gli consegnamo i sacchi in cambio di una busta gonfia di banconote da 5000 yen, le prendo e le metto in tasca…

 

“il vostro preparato per esche è il massimo!! I pesci ne vanno matti!”

 

La macchina si ferma davanti a casa mia…esco, chiudo la portiera e la macchina parte…alzo lo sguardo e vedo che la luce di camera sua è ancora accesa…starà studiando ancora…forse ascolta musica e legge…forse guarda la tv…forse scrive su un diario…si spegne la luce, la via ha una luce spettrale, non me ne accorgo tanto…guardo la stanza…se glielo dicessi gli farei schifo?...gli farei paura?...inizierebbe a starmi lontano?...mi odierebbe?...la luce cambia e qualcosa di caldo scalda la mia testa, mi volto il sole è sorto…mi dirigo verso casa mia, ho sonno…

 

“Kazuya!!”

 

Non mi volto

Oggi dormo

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GuardarTI

OsservarTI

Tentare di parlarTI

Tentare di farMI notare

IL TUO NON ACCORGERTI DELLA MIA PRESENZA

CurarTI le ferite con tutto l’AMORE che avevo per te

Le TUE parole FREDDE, piene di RABBIA

Occhi BLU

Capelli NERI

Arcangelo FIERO e BELLO

AMATO e AMMIRATO

Avevi OCCHI solo per LUI

Gli OCCHI che tanto imploravo di vederMI

Guardavano solo LUI

SeguendoLO sulla terra per farLO soffrire

TI MALEDISSI

 

“lo seguirai nelle sue infinite vite da mortale, gli starai sempre vicino, fin troppo vicino…

Lo odierai e sarai costretto a vederlo amare profondamente Tenshi…

Non potrai fare mai nulla per dividerli.”

 

SeguendoTI sempre

RestandoTI sempre vicino

AmandoTI in ogni tua vita con tutto ME STESSO

Le maledizioni si ritorgono sempre su chi le pronuncia

Sarei rimasto SEMPRE al TUO fianco

Ma avrei dovuto SEMPRE lasciarTI solo

La MIA morte sarebbe arrivata quando TU avresti smesso di pensare a LUI

 

“Occhioni Blu, Ti Amo, Ti ho Sempre Amato…

Guardami, guada ME ti prego…

Ti prego amami…Michele…”

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Sono di nuovo a Tokyo, ci ho passato la mia infanzia e adolescenza tra libri, birra, sigarette e qualche scappatella. Qui ho conosciuto il mio ex, al locale dove lavoravo, veniva quasi tutti i giorni, direi amore a prima vista…per lui mi sono trasferito ad Osaka (mia terra natia), e ho incominciato a lavorare come un matto per poter pagare la metà di affitto, le spese, le bollette e mettermi da parte i soldi della quota per l’università.
Ero così felice di stare con lui, ma anche se mi sforzavo al massimo con lui litigavo sempre...per questo motivo mi sono dato un po’ di pausa dal lavoro e da lui andando dai miei nonni (in montagna, in mezzo ai lupi nel vero senso della parola!!) e lì ho risposto ad un annuncio di un ragazzo che voleva soltanto avere una persona con cui parlare e scambiarsi mail.
Così incominciò la nostra corrispondenza, avevo mentito sull’età (23), non ne dimostro 19…ma a parte questo piccolo dettaglio era divertente e Yazaka-san era davvero simpatico, mi piaceva parlare con lui e ci telefonavamo durante le pause dal lavoro (lui è professore universitario di matematica), ma soprattutto lo trovavo tremendamente bello! Non dimostra la sua età e sta divinamente con la divisa scolastica anche se ha 28 anni, gli piacciono i conigli e ha un kingyo enorme che tiene in bagno vicino all’acquario delle meduse. Dopo un po’ che ci conoscevamo lui è venuto ad Osaka per le vacanza così gli potevo dare di persona il dvd con le foto che avevo scelto appositamente per lui, con il mio ex continuavo a litigare spesso e almeno potevo un po’ rilassarmi con Yazaka-san.
Una sera ci eravamo ubriacati…e a casa siamo finiti a letto insieme…una cosa tanto positiva quanto negativa ed imbarazzante…quando tornò a casa il mio ex fece una di quelle sfuriate e mi intimò di lasciare l’appartamento.
Non sapevo come comportarmi soprattutto con Yazaka-san, ci mise pochi secondi a decidere: mi chiese se potevo andare a vivere con lui. La cosa era piuttosto complicata, io avrei dovuto lasciare i miei 2 lavori e pagare il trasloco, e lui si sarebbe messo nei guai con il suo ragazzo (come se già non lo fosse stato); nel giro di 2 ore era arrivato un suo amico traslocatore (Aki) e la sera ero entrato nell’appartamento di Yazaka-san.
Ero agitatissimo, dovevo essere impeccabile nel mio comportamento, preciso nei pagamenti, fare la spesa, mettere a posto, essere gentile e non pressante ma soprattutto non infantile. Ho il complessa di inferiorità nei confronti di quelli più grandi di me, e Yazaka-san ha 28 anni, a volte mi sento troppo bambino nei suoi confronti e non so come rimediare alle mie mancanze…però non mi sentirò mai in colpa per averlo fatto lasciare con il suo assistente! Quanto mi piace, non l’aveva mai fatto con nessuno, quindi il sono il primo ed il solo ^_____^, lo adoro in tutto quello che fa e vorrei essere alla sua altezza il prima possibile!!
Ecco, di nuovo, sono infantile…spero che kazaka-san non si stanchi di me tanto in fretta, vorrei poter continuare a svegliarlo e a preparargli i pasti tutti i giorni…vorrei che avesse bisogno di me come io ho bisogno di lui, che chiami sempre il mio nome, che mi voglia almeno un po’ di bene, lo so chiedo tanto, ma io sono innamorato perso di Yazaka-san, mi piace come mi guarda e come mi parla, mi piace stringerlo tra le braccia e sentire il suo sguardo durante un compito in classe (mentre nessuno guarda mi fissa sempre) o mentre lavoro. Con vulgar a tutto volume sta scrivendo solo cazzate…ma a volte penso che io non sono in grado di raggiungerlo…l’unica cosa che non mi manca è la determinazione di diventare architetto…ma per tutto il resto sono un difetto unico…non voglio che Yazaka-san si stnchi di me, non so nemmeno io che cosa voglio…solo il nome Yazaka è scritto chiaramente nella mia testa…è scritto così bene che non riesco a pensare ad altro, in tutto quello che faccio ci metto tutto me stesso solo per lui, se mi viene bene qualcosa sicuramente Yazaka-san non mi odierà o non vorrà litigare con me…odio litigare…e con lui non voglio proprio, non voglio che finisca male…adesso basta con questo discorsi tremendamente noiosi!
Novità: faccio una mostra fotografica, me l’hanno proposto oggi pomeriggio quando ero al lavoro, il capo ha voluto appendere delle foto che avevo fatto dei posti che ho visitato (erano delle copie di quelle che avevo fatto, aveva insistito tanto per averle, dice che tra il lavoro e la famiglia non riesce mai a viaggiare e quindi voleva vedere dove andavo), domani mattina devo portare i miei lavori nel suo ufficio e con lui scegliere i migliori…sarà un lavoraccio…ho tipo 700 dvd pieni…tra i quali direi che 70 sono solo su Yazaka-san…eheh…è troppo bello e poi è davvero fotogenico!!mi sa che adesso mi metto a fare una cernita delle sue foto, certe proprio non le posso far vedere…

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Non mi era mai capitato di passare attraverso ad uno dei tanti specchi che tappezzano gli Inferi…avevo letto, da piccolo, una storia su una ragazzina che lo attraversava e in tanti mi avevano raccontato di questo mondo dove si poteva fare il bello ed il cattivo tempo, ma non ero mai riuscito ad attraversarne uno, la coda per entrare è lunga e solo uno può passare quando il passaggio si apre.
Quella notte stavo tornando dal lavoro quando una luce mi travolse, una luce che non avevo mai visto, come quelle di cui narrano le storie di paura, bianca, limpida ed accecante. Qualche stolto umano aveva lasciato due specchi uno di fronte all’altro aprendo quel passaggio momentaneo verso la Terra. La luce si spense all’istante, il tempo di guardarmi intorno e pensare alla distruzione e a quello che avrei potuto mangiare che un dolce odore investì i miei sensi…sentivo i muscoli del mio corpo fremere di eccitazione, i nervi erano tesi come corde di violino non potevo lasciarmi sfuggire una preda così gustosa
Pelle di porcellana ricoperta di nei.

L’istinto aveva preso il sopravvento, quell’odore mi impediva di ragionare

“Dilaniare” quelle carni pure

“Dissetarmi” con quel sangue caldo.

“Frantumare” le ossa bianche.

Desiderio, fame, smania ed eccitazione si dileguarono nel momento in cui i denti morsero quella roba…croccante e salata…un gusto mai provato…un gusto indescrivibile…
Adesso non mi pento di aver mangiato delle patatine in quel momento, sono state l’unica cosa che mi ha impedito di mangiare Shiroki.

Quando senti il gallo cantare vuol dire che è troppo tardi, se rimasto bloccato sulla Terra, non puoi tornare negli Inferi. Io l’avevo sentito, il suo verso rimbombava nelle mie orecchie, il passaggio era chiuso, ed era tutta colpa di quel succulento umano! L’odio mi pervase le viscere…

- Ti è caduto il fermaglio

Non poteva prendere il mio fermaglio…ma mi battè sul tempo e nel giro di una frazione di secondo era attorcigliato al suo polso…non mi restava altro da fare, dovevo inginocchiarmi a lui e servirlo fino a quando il bracciale non si fosse staccato. Mi inginocchiai

- Che fai?
- Mi inginocchio, “Padrone”!
- Ma io non sono il tuo padrone…
- Ha il mio fermaglio…lei è il mio “Padrone”!
- Ma ha fatto tutto da solo, io non volevo!!
- Fino a quando lei avrà al polso il mio fermaglio io la servirò “Padrone”!
- Ci sarà un motivo per toglierlo!!

Cercò di togliere il bracciale con le forbici, inutile direi, ad essere ferito ero io, mica il bracciale! Lo odiavo, il suo odore mi faceva impazzire, la sua gentilezza mi dava la nausea e la Terra non era come nelle favole.

Ero costretto a rimanere lì e a seguire le loro stupide regole, il mio “Padrone” faceva a gara di dolcezza con un bignè, non lo sopportavo, non fare questo, non fare quello, fai così, fai pomì, non chiamarmi padrone, non darmi del lei…di demoni schiavi se ne trovano a bizzeffe, schiavi di altri demoni o di angeli, ma non si è mai sentito di demoni schiavi di umani (ningenXD), ma la cosa che più non sopportavo era che lui mi considerava un “Amico”.
Il periodo sulla Terra sarebbe finito dopo due anni, ma io sarei dovuto rimanere fino a quando il bracciale non si fosse tolto dal suo polso. Nel primo periodo mi dava solo i nervi, anche se mi lasciava libertà, potevo lavorare e guadagnare, potevo giocare d’azzardo e avere tutte le donne che vedevo, ma per lui io diventavo sempre più importante e senza accorgermene io mi avvicinavo sempre di più a lui.
Di salute cagionevole e mooolto sbadato dovevo sempre guarirlo…alla mia maniera ovviamente! Solo con l’intenzione di guarirlo potevo penetrate nella sua fragile carne con i miei artigli. Assaggiai il suo sangue più di una volta senza poter avere di più, una bella punizione ma l’unico modo esistente per poter frenare il mio desiderio.
Diceva di dirmi tutto ma a volte i suoi occhi erano velati e il suo sorriso finto e stirato…l’unico modo che avevo per poter capire quello che pensava era baciarlo e quando lo feci capii…mi avvicinai ulteriormente a lui e decisi di iscrivermi nel suo liceo per poterlo proteggere ulteriormente. Continuava a sentirsi male improvvisamente, la fronte scottava o il corpo era privato del suo calore, e poi quel sogno…quell’incubo maledetto!

- Una stanza buia, vedo solo il letto dove ci sono io e la porta socchiusa dalla quale entra un fascio di luce dal corridoio, poi un braccio secco e lungo con una ciotola in mano, la paura percorre tutto il corpo e poi mi sveglio.

Come  poterlo proteggere da un suo sogno? Le streghe mi avevano detto che aveva una continuazione…apparivo vicino a lui e lo divoravo…ma non poteva succedere una cosa del genere, io non posso mangiare il mio padrone e nemmeno ucciderlo o ferirlo, tutto quello che gli faccio si ritorce contro di me…ma una notte entrai nel suo sogno…tutto come il racconto…apparivo, lo abbracciavo e gli dicevo che era tutto a posto, che c’ero io con lui, che l’avrei protetto…mi alzai e andai alla porta…davanti ai miei occhi c’era colui che non avrei mai voluto rivedere, colui che non ha mai accettato che fossi stato io a eccellere nel rito di successione, colui che non mi ha mai guardato se non per picchiarmi…mio padre era lì davanti a me con il braccio teso e un sorriso maligno mentre sussurrava parole in una lingua che ormai in pochi conoscono…mi allontano dalla porta verso Shiroki, lo abbraccio e lo divoro.
Dannato sogno…già “Dannato”…continuava sempre uguale, fino a quando riuscii a pensare ad una modo per cambiare la fine…a volte sento ancore quella voce fredda ed il suo fiato sul mio collo...
In quei mesi avevo capito cosa voleva dire la parola amico…avevo compreso il significato di Bene e Male…avevo provato il calore dell’amore…era sto Shiroki a fare tutto questo e non potevo permettere che mio padre gli facesse del male…anche se mi aveva maledetto, anche se aveva maledetto un suo avo, non poteva fare del male a Shiroki…nessuno poteva corrompere o ferire colui che mi aveva fatto diventare un angelo sotto la neve…colui che amavo…il suo essere così puro, la sua dolcezza di fronte ad uno come me…non desideravo più mangiarlo, volevo solo baciarlo, non pensavo a corrompere la sua anima con il mio essere demoniaco…volevo, e tuttora lo voglio, amarlo fino a toccare le stelle.
Vederlo ricoperto di sangue e tremante tra le mie braccia mi rendeva impotente mi faceva desiderare il potere di salvarlo…quel potere che mio padre non mi voleva lasciare, già, come avrebbe potuto prevedere che a prevalere sugli altri sarebbe stato l’ultimo genito, quello che non aveva mai calcolato, “La coda di serpente”...le mie mani erano legate, le streghe non potevano aiutarmi, mi stava crollando tutto addosso mentre sentivo lo sgocciolio del sangue sul pavimento…quel sangue che mio padre ti aveva versato addosso, quel sangue che ti ricopriva mentre morivi tra le mie braccia in quel dannato sogno…volevo sentire il tuo tocco sulla mia schiena quel leggero fruscio di vestiti mentre mi abbracciavi ma nulla, le tue labbra gelide erano immobili mentre ti le sfioravo con le mie…mi tremava la voce mentre ti chiamavo per nome…e poi eccoti di nuovo davanti a me che mi abbracci in un sogno la tua stanza buia, il ticchettio dell’orologio, mi dici che hai fatto un incubo tremendo, ti abbraccio e ti dico di non morire, di non andartene, di non lasciarmi solo…”ancora”…le tue mai scivolano sulla mia schiena, mi abbracci e poi sembra quasi che le tue braccia siano tirate all’indietro, mi guardi con lo sguardo spaventato...

-Ho sonno
  
Il tonfo sordo di qualcosa che cade, l’orologio non ticchetta più, mentre apro gli occhi e ti vedo ricoperto di sangue inerte nel letto dove dormivamo insieme…
L’anno seguente sono rimasto solo, la vita terrena era faticosa, e non c’erano occasioni per sfogarsi, non contattavo nessuno agli Inferi…ma portavo fiori alla sua tomba molto spesso…
Quando percorrevo quel vialetto sentivo il cuore fermarsi, le membra diventavano pesanti e fredde, mi sentivo soffocare e spesso piangevo in silenzio inginocchiato davanti alla tua tomba. Shiroki aveva fatto di me un angelo, mi aveva trattato con dolcezza dal primo momento, mi aveva tenuto a casa sua e mi comprava le patatine, aveva fatto per me…mentre io non avevo fatto nulla per lui, non ero nemmeno riuscito a comprargli un regalo…ero stato solo in grado di farlo morire due volte…
Tornai all’Inferno e ripresi la mia solita vita…mentre lavoravo non avevo il tempo di pensare a nulla, ma quando tornavo a casa la mia mente era rivolta solo ai ricordi dei pochi attimi passati sulla Terra…poi, quell’odore che pervade e non fa pensare a nulla…”Shiroki”…sul tavolo d’acciaio di Kisame era accovacciato Shiroki, tremante, puro e impaurito…
Non credevo ai miei occhi, mi avvicinai, il cuore avrebbe potuto sfondare la cassa toracica tanto batteva forte, non sentivo più nessun suono, vedevo solo Shiroki che mi fissava “Zabimaru” una voce lontana ma famigliare mi chiamava e con le braccia tese mi invitava a tenerlo stretto tra le mie…il suo tocco come quando faceva gli incubi mi avvolse la schiena e il suo corpo caldo e tremante fu di nuovo tra le mie braccia…era Shiroki, era davvero lui, mi parlava come se ci fossimo lasciati poche ore prima, come se si fosse appena svegliato prima di andare a scuola…visto che il tempo era scaduto adesso il bracciale si poteva togliere…ma io non volevo,se avesse tolto il bracciale non sarebbe stato più il mio padrone ed io non avrei più avuto più il diritto di stargli vicino…non avrei più potuto proteggerlo…non avrei avuto il diritto di rivendicarlo a Zakuro-san…pagai Kisame e portai Shiroki a casa mia, lo lasciai solo per qualche ora mentre andavo da zakuro –san per spiegargli la faccenda…ho ancora la cicatrice sulla schiena e la mostro con orgoglio, il segno permanente della mia devozione a Shiroki…lo amo, lo amo da impazzire…e non mi importa se lui non ricambia i miei sentimenti, mi considera il suo migliore amico, mi vuole bene…un giorno Yue-san chiese a Shiroki che cos’ero per lui Shiroki rispose che ero il suo migliore amico e in risposta a quest’affermazione Yue disse “Poverino”…direi invece che sono fortunato ad essere considerato tale, non posso permettermi di corromperlo, non posso pensare di sporcarlo, lui è puro, l’unica cosa che posso fare è baciarlo per trasmettergli quello che non riesco a dire a parole, mostrargli i miei pensieri così come sono, senza scuse per il mio comportamento, senza spiegazioni inutili, senza mezzi termini o parole altisonanti…fargli vedere quando tengo a lui, quanto sono orgoglioso di vederlo con il titolo di arcangelo della terra, quanto gli sono devoto…quanto lo amo…

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I love you my sweet Candy Boy

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a volte sogno le coccinelle
miriadi di coccinelle intorno a me
sembra quasi che tutto il mondo sia rosso a pallini neri
un mondo brulicante ti te
so di non meritare di essere felice
ho ucciso un uomo...forse di più
ma quando sono circondato da quelle coccinelle mi sento bene
è come essere circondato dalla tua presenza
...
quando apro gli occhi tu sei a fianco a me
sei troppo bello per un come me
e sono felice di averti solo per me
ti stringo tra le mie braccia e penso che non sarei niente senza di te
penso che ti amo
e che ti amerò sempre
penso che non ti lascerò mai più all'altro me stesso
non lascerò più che ti tocchino
appena apri gli occhi tutte le mie convinzioni di essere mgliore si dissolgono
abbasso lo sguardo
arrossisco
"o-hayou"

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il dondolio del galeone...il rumore delle onde sul legno...la miccia della candela che sfrigola...le pagine di quella carta spessa e porosa che impedisce al pennino di scivolare dolcemente...un fruscio di lenzuola...alzo lo sguardo e tu mi stai fissano...i tuoi occhi aperti come non mai...la tua curiosità è palpabile...ti avvicini a me in punta di piedi...la mia camicia ti stà ancora larga, non vedo le tue mani e solo i polpacci e la testa sono visibili...non dici nulla, ti avvicini e fissi cosa ho sul tavolo...cosa attira la mia attenzione...sei bello...sembri una visione...sei il mio sogno tangibile..."chissà quanti figli ho?"...mi appare questa domanda e ti fisso...penso che non mi frega quanti ne possa avere...penso che darei la vita di tutti loro per poterti stringere sempre...penso che sei la mia realtà...penso che non farò l'errore di farti morire...penso che sei tu a comandare...non io...non il vice...sul galeone fai tutto tu...io dò solo ordini...solo parole le mie...ti porgo una mano...sorridi e la prendi...ti tiro a me...ti abbraccio...ti stringo...ti bacio...sento il tuo profumo di sapone...sole...mare...voglio imprimerti addosso e nella mente il mio odore...la mia figura...la mia voce...voglio che tu pensi soltanto a me...forse col tempo...dimenticalo...lui non è più qui...so che tieni il suo diario...so che ci scrivi tutti i giorni...so che hai tutti i suoi disegni...i sui vestiti...i suoi tesori...so che è stato importante per te...ma io voglio esserlo di più...voglio che il tuo pensiero...il tuo sguardo...il tuo amore...sia rivolto solo verso di me...sò di essere egoista...ognittanto combatto insieme a lui...rido insieme a lui...mi diverto insieme a lui...ma tu...tu mi devi appartenere...sai il mio nome...sai il mio passato...ti prego...
ti prego scrivi il mio futuro su quel diario...

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Categorie del post: mayonaka

A volte ripenso a quando passavo il mio tempo tra risse, bordelli e locali a bere tutta la notte...andavo da Aya quando mi ferivo o volevo parlare, in tanti mi volevano morto ma lo ero già...quella sensazione che mi faceva affondare come nelle sabbie mobili, il sangue e le urla mi mandavano il cuore in fibrillazione...ero il Re, l'Imperatore della notte, nessuno poteva sconfiggermi, nessuno poteva dire niente...già...ero come morto...non mi interessava nulla, non mi importava di nessuno...odiavo che mi circondava, chi faceva parte del mio passato e chi avrebbe fatto pare del mio futuro...solo Aya era parte del mio mondo, solo lei poteva capire uno come me...solo lei poteva darmi uno schiaffo per le cazzate che facevo...solo lei poteva diventare la dea di quei bastardi che mi hanno tolto la voce di Natsu per 2 mesi...
Natsu è entrato nella mia vita per una mia distrazione durante una rissa, un braccio ingessato che mi impediva di andare a lavorare, un pc appena comprato per necessità e tanto tempo libero...insistente come il battito del cuore si faceva sentire, lo consideravo inutile, fastidioso, ingenuo e codardo...gli ho detto quello che pensavo di lui e lui ha continuato a farsi sentire, non mi ha odiato, non mi ha bloccato il contatto, mi ha pure voluto conoscere di persona...dopo chè l'ho picchiato lui ha continuato a contattarmi, mi ha salvato da situazioni spiacevoli con la polizzia, e pian piano questo battito regolare e continuo mi è diventato fondamentale...la sua voce, il rumore dei tasti del pc, il cliccare di quel dannato topo elettronico, lo sciacquettio di quando lava i piatti...fondamentale come quello stramaledetto battito...fondamentale come quella macchina a cui era attaccato per sopravvivere...quel maledetto bip che riempiva la stanza, potevo stare con lui in qualsiasi momento, ma lui non era con me...
"parlagli"
mi dicevano le infermiere
"è inutile, non mi può sentire"
rispondevo io
mi chiedo solo perckè le 2 persone che amo  di più non sopportino Fuyu...ne Aya ne Natsu...nessuno di loro due lo vuole vedere, nessuno di loro due soffre la sua presenza...nonostante questo lui rimane  mio figlio, il mio unico figlio...so che Natsu non vorrà mai adottarne uno...non lo sopporterebbe...lo odierebbe per il tempo passato con lui invece che con mio marito...

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Utente: taikutsu
Nome: white rabbit
sono espansiva, assoluta, irascibile, collerica, solare, terrena, lunatica...


tante, troppe anime vagano in me.teppisti, ragazzi alla moda, lavoratori...ma sono tutti amanti passionali, amano alla follia e, alcuni, x la follia li amano.la mia mente contorta li ha creati e non se ne può più sbarazzare, sono cresciuti e io gli ho dato tutte le cure possibili...se riuscite a stargli dietro siete bravi, sono irascibili e possono perdere il controllo facilmente...hanno ucciso x amore e per amore periranno loro stessi...ormai hanno carta bianca sul loro destino e io non posso più intromettermi, il loro pensiero è unico, sono tutti diversi ma li loro amore li rende tutti deboli difronte alla persona amata...e queste ultime hanno il pieno controllo sulle loro azioni, io ho piantato il seme e adesso spetta a loro raccoglierne i frutti, dolci come l'eden o amari come la più profonda disperazione, la gelosia che ghiaccia il sangue nelle vene, l'orgoglio che uccide ogni buon proposito...la follia che li porta ad essere i peccatori più temuti dell'inferno...

Odio..

i bugiardi, ma sopratutto chi tocca le cose di mia proprietà

Amo..

le risse
la moda
acconciarmi i capelli
il cinese
la birra
le mild seven
il mio lavoro
le crepes
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la matematica
l'essere sadico
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